La
città si sta svuotando di tutte quelle attività che contribuivano a tenerne attiva
la linfa vitale; stiamo parlando degli uffici pubblici che hanno lasciato, o
stanno per farlo, il centro storico.
Si
trasferiscono a Treviso Due, dinosauro di cemento costruito in zona Stiore, che
altro non è che il punto di partenza del risiko immobiliare che in questi mesi
sta svuotando la città.
Chi
sono gli attori di questa scellerata azione immobiliarista? Di chi è la colpa?
Come
al solito di tutti e di nessuno. Ma noi, che la città la conosciamo e la
viviamo quotidianamente, sappiamo benissimo chi indicare: giunta leghista e
Cassamarca. Volete i nomi? I due vecchi della città ad esempio, Giancarlo
Gentilini e Dino De Poli.
Ma
accusare e basta è una filosofia da compagni che non ci appartiene, noi
apparteniamo alla religione del fare.
Bisogna
interrompere immediatamente l’emorragia, bisogna invertire il processo. Se non
lo si fa il centro è destinato a diventare un dormitorio, come la periferia
delle grandi città. Immaginate che danno per l’encomia locale. I commerciati
che sono sopravvissuti all’onda d’urto della crisi – per la quale sono ancora provati
– saranno costretti a chiudere baracca e burattini. Un effetto spirale
disastroso. Le zone cominceranno a svalutarsi ben oltre al dovuto e di
conseguenza i prezzi dei canoni di affitto scenderanno riducendo da una parte
un flusso di denaro mentre dall’altra parte canoni bassi sono sinonimo di
conduttori extracomunitari. Non è fantasia, via Oriani ne è la prova visto che
ormai è la China town di Treviso.
E
dal punto di vista culturale cosa stanno facendo vi chiederete. Bhe avevamo un
assessore come Zanini che dobbiamo ancora capire cosa abbia fatto a livello culturale! A Treviso non c’è una manifestazione degna di nota. Nulla che abbia un
richiamo esteso a livello regionale o nazionale. Cà dei Carraresi con le sue
mostre non può sopperire da sola a questa necessità.
Fate
una passeggiata a Treviso in qualsiasi ora, vi renderete conto di quanto appena
detto è tragicamente vero.
